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I rischi dell' Hard Brexit nel Regno Unito



Il canale più rischioso di una Hard Brexit per il Regno Unito è ovviamente quello del commercio.
Il no deal incorpora l’ipotesi che gli scambi con l’UK saranno regolati con le norme WTO seguendo la regola della miglior nazione favorita (Most-Favoured Nation, MFN).
In tal caso il commercio britannico finirebbe nelle maglie delle varie tariffe sia dal lato dell’export che dell’import, senza considerare che l’uscita dall’unione doganale aumenterebbe notevolmente, complicandolo, i costi di passaggio delle merci.
Pagherebbero un costo salato anche i servizi che, pur non essendo soggetti a tariffe, dovrebbero adeguarsi a nuove regole.

Sulla base di queste premesse, l’Ocse stima che “nel medio-lungo termine i volumi di esportazioni dell’UK possano declinare fra il 15 e il 20%”.
Nel medio termine una parte di questo shock dovrebbe essere assorbito dalla svalutazione della sterlina che si stima perderà almeno un 5% del suo valore dopo l’uscita.
Anche le esportazione dell’UE verso l’UK sono viste in drastico peggioramento. L’Ocse stima complessivamente un calo del 16% nel periodo di osservazione a causa dei costi più elevati “con gli effetti più gravi subiti dall’Irlanda”.
L’impatto sui singoli paesi dipende ovviamente dall’intensità dei legami commerciali che hanno con l’UK. I più penalizzati, perché più interconnessi, a parte l’Irlanda sono l’Olanda, il Belgio, la Germania e la Spagna.


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